{"id":32092,"date":"2015-10-12T17:22:03","date_gmt":"2015-10-12T16:22:03","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.francescophoto.it\/?p=32092"},"modified":"2015-10-12T17:22:03","modified_gmt":"2015-10-12T16:22:03","slug":"regolazione-automatica-o-manuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/francescophoto.it\/blog\/2015\/10\/12\/regolazione-automatica-o-manuale\/","title":{"rendered":"Regolazione automatica o manuale ?!?"},"content":{"rendered":"<p>Ora basta! Mi sono stancato dell&#8217;affermazione che per essere bravi fotografi si deve regolare la fotocamera in &#8220;manuale&#8221;. Mi danno fastidio le prese in giro su <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/photo.php?fbid=10207696792928193&amp;set=a.1998705577643.275523.1543642306&amp;type=3&amp;comment_id=10207702672675183&amp;notif_t=like\">Facebook<\/a> .\u00a0 Mi dispiace per i tanti neofiti che vorrebbero imparare a fotografare e che invariabilmente si sentono dire che &#8220;per essere bravi fotografi devono saper regolare la macchina in manuale&#8221;. Sono ancora pi\u00f9 dispiaciuto perch\u00e8 qualcuno mi scrive dicendomi che si vergogna di fotografare in automatico!<br \/>\nBasta, non \u00e8 vero niente. E&#8217; solo un modo che hanno alcuni fotografi, che si considerano a torto o a ragione &#8220;esperti&#8221;, per fare rilevare la loro (presunta) superiorit\u00e0 ai neofiti ed ai principianti e metterli in soggezione, forse perch\u00e8 hanno paura che scattino foto migliori delle loro.<br \/>\nUna delle migliori e pi\u00f9 brave fotografe che abbia mai conosciuto scatta in automatico, ma le sue foto sono meravigliose. Quello che conta nelle foto \u00e8 la passione e l&#8217;amore che ci si mette nel scattarle, quello che dicono ed ispirano a chi le guarda e poi, se vogliamo essere pi\u00f9 tecnici, la luce, la composizione, la struttura, i colori, l&#8217;inquadratura e la semplificazione. Altro che &#8220;regolare in manuale&#8221;.<br \/>\nQuesto per\u00f2 &#8220;gli esperti&#8221; non lo dicono, forse non lo sanno!<br \/>\nIo scatto in automatico e non me ne vergogno ed ora vi spiego qualche cosa su esposizione, messa a fuoco ed altro.<!--more--><br \/>\nL&#8217;esposizione, la messa a fuoco e la profondit\u00e0 di campo (PdC) sono stati sempre fattori fondamentali per la riuscita tecnica di una foto, ma NON SONO LA FOTO. E&#8217; chiaro che una foto male esposta, mossa, non a fuoco e con una PdC non adeguata non va bene, a meno che non sia una foto di cronaca o altro scattata in condizioni di emergenza e ai fini documentativi. Per\u00f2 una foto \u00e8 altro, \u00e8 quanto contiene e visualizza, \u00e8 quanto dice e racconta a chi la guarda, \u00e8 quanto gli ispira. Questo dipende chiaramente dal fotografo e dalle sue capacit\u00e0, non tecniche, ma di tradurre in immagine l&#8217;idea e i sentimenti che l&#8217;hanno ispirato quando ha deciso di scattare.<br \/>\nCon i miei articoli su come migliorare le proprie foto <a href=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/2015\/04\/02\/come-migliorare-le-proprie-foto-i-parte-cose-la-fotografia\/\">Migliorare le foto I: Cos&#8217;\u00e8 la fotografia<\/a>, \u00a0<a href=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/2015\/04\/21\/come-migliorare-le-proprie-foto-ii-parte-luce-e-fotografia\/\">Migliorare le foto II: luce e fotografia<\/a>, <a href=\"http:\/\/wp.me\/pllAx-85u\">Migliorare le foto III: composizione<\/a>, <a href=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/2015\/06\/23\/come-migliorare-le-proprie-foto-iv-parte-struttura\/\">Migliorare le foto IV: struttura<\/a>, <a href=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/2015\/10\/10\/migliorare-le-foto-v-inquadratura-e-semplificazione\/\">Migliorare le foto V: inquadratura e semplificazione<\/a> sto cercando di dare indicazioni al riguardo ed \u00e8 chiaro che poi ognuno le applicher\u00e0 secondo il proprio stile e capacit\u00e0.<br \/>\nIn quegli articoli non si parla, almeno fino ad adesso, di regolazioni della fotocamera, anche se nei prossimi dar\u00f2 delle indicazioni.<br \/>\nIn questo articolo illustrer\u00f2 le modalit\u00e0 di regolazione della fotocamera facendone una breve storia.<\/p>\n<p>Le prime fotocamere, fino circa agli anni 30 del secolo scorso, non erano dotate di nessun automatismo ne di esposimetro. La messa a fuoco si faceva sul vetro smerigliato, per le banco ottico o per le reflex biottica (tipo Rollei), oppure ad occhio valutando la distanza dal soggetto. L&#8217;introduzione, da parte di Leica, negli anni 20 del telemetro fu una grossa rivoluzione. In molti casi, specialmente per foto dinamiche ed al volo, comunque si scattava regolando l&#8217;obiettivo, specialmente se grandangolare, sull&#8217;iperfocale in funzione della chiusura del diaframma, fidando nel fatto che difficilmente si producevano stampe di grande formato che potevano evidenziare la non perfetta messa a fuoco. L&#8217;esposizione si regolava basandosi sull&#8217;esperienza, in funzione delle condizioni di luce presenti, oppure sui foglietti di istruzione allegati alle pellicole che davano indicazioni sull&#8217;esposizione da usare nelle varie condizioni. Pochi e solo i pi\u00f9 esperti e i professionisti erano dotati di esposimetri esterni. Questi misuravano (e misurano ancora per chi li usa) la luce riflessa dal soggetto, oppure la luce incidente su di esso con risultati migliori. Si dovevano per\u00f2 comunque apportare delle correzioni alle loro misure, in funzione anche del soggetto (chiaro, scuro) e infine riportare il tutto sulle regolazioni della macchina. Il tutto richiedeva un certo tempo, che non si poteva dedicare alla composizione della foto, ed andava bene per i soggetti statici, i paesaggi ad esempio. Ansel Adams infatti sviluppo il suo sitema zonale proprio per questo, ma lui impiegava ore, giorni o anche anni per una foto, come quelle famose che ha scattato nel parco naturale di Yosemite.<br \/>\nPer le foto dinamiche si preregolava la macchina sulla luminosit\u00e0 media della scena. Si poteva fare perch\u00e8, scattando in bianconero, si poteva fidare sull&#8217;elevata latitudine di posa delle pellicole, che tolleravano errori di esposizione di 2-3 stop in pi\u00f9 o meno e sul fatto che si potevano sempre operare correzioni in camera oscura. Cartier Bresson usava le Leica, le compatte del tempo, perch\u00e8 erano le uniche fotocamere facilmente trasportabili, ed evidentemente si regolava come detto per le foto dinamiche.<br \/>\nI problemi incominciarono a sorgere con le pellicole a colori, in particolare le diapositive (Kodachrome, 1935). Queste sono molto meno tolleranti delle pellicole in bianconero e richiedono un&#8217;esposizione corretta, pena la illeggibilit\u00e0 della foto, troppo chiara o troppo scura, anche perch\u00e8 non c&#8217;era pi\u00f9 il passaggio in camera oscura.<br \/>\nFu necessario quindi dotarsi di esposimetri precisi ed usarli appropriatamente. Nel frattempo comparvero le prime fotocamere dotate di esposimetro. Erano esposimetri al selenio, non molto precisi e le cui capacit\u00e0 di misurazione si esaurivano nel tempo perch\u00e8 basati sulla capacit\u00e0 del selenio di produrre una tensione elettrica che per\u00f2 si esauriva col tempo. La misurazione inoltre era imprecisa perch\u00e8 non teneva conto dell&#8217;angolo di campo abbracciato dall&#8217;obiettivo nel caso delle fotocamere con obiettivo intercambiabile. I dati di questi esposimetri comunque dovevano essere riportati manualmente sulle regolazioni della macchina. Molti fotografi continuarono ad usare gli esposimetri esterni, altri continuarono ad esporre ad occhio o seguendo i foglietti di istruzione.<br \/>\nLa vera rivoluzione per la misurazione dell&#8217;esposizione arriv\u00f2 negli anni 60 con la presentazione, da parte di Topcon, della prima reflex con esposimetro incorporato che misurava l&#8217;esposizione attraverso l&#8217;obiettivo (TTL, thru the lens), la RE Super (che ho ancora nella mia collezione). Tutte le altre marche di reflex seguirono a breve, anche se con soluzioni differenti, ma tutte TTL. Le reflex nel frattempo erano diventate le fotocamere predominanti, fra professionisti e fotoamatori, spodestando dal mercato le telemetro (che per\u00f2 sopravvivono ancora con Leica) e le biottiche. Con queste fotocamere la regolazione dell&#8217;esposizione era molto pi\u00f9 facile, bastava far collimare gli appositi indici nel mirino, agendo sulle regolazioni di tempi e diaframmi. La sensibilit\u00e0 ovviamente era fissa, determinata dalla pellicola e impostata una volta per tutte per i 24 o 36 scatti consentiti. Naturalmente in alcuni casi si dovevano apportare delle correzioni, in pi\u00f9 o in meno, in funzione delle condizioni di luce (controluce ad esempio) o del soggetto (chiaro, scuro).<br \/>\nLa messa a fuoco era sempre manuale, sullo schermo smerigliato con l&#8217;aiuto di microprismi e telemetri ad immagine spezzata (stigmometro). Per le foto dinamiche si procedeva come prima. Nel caso di soggetti in movimento veloce (auto o moto da corsa, atleti, ecc.) si predisponeva la messa a fuoco in un punto dove si prevedeva che passassero e dove si voleva fotografarli.<br \/>\nIl passo successivo, dovuto ai progressi ed alla miniaturizzazione dell&#8217;elettronica, fu l&#8217;esposizione automatica, prima a priorit\u00e0 dei tempi o dei diaframmi, poi di entrambi a scelta ed anche programmata, situazione nella quale la macchina sceglie autonomamente tempi e diaframmi.<br \/>\nInfine nel 1985 arriv\u00f2 la messa a fuoco automatica con la Minolta Maxxum, seguita a breve da tutte le altre marche. Gli autofocus inizialmente lenti sono poi stati perfezionati e le ultime reflex a pellicola erano in grado di mettere a fuoco rapidamente ed in modo preciso.<br \/>\nPer le fotocamere compatte l&#8217;evoluzione fu analoga, anche se la misurazione dell&#8217;esposizione non era TTL e molte erano solo automatiche, senza possibilit\u00e0 di regolazioni manuali.<\/p>\n<p>Attualmente le fotocamere digitali sono tutte dotate di esposizione automatica e di autofocus e, tranne le compatte pi\u00f9 economiche, consentono l&#8217;esposizione a priorit\u00e0 e manuale, la scelta dei punti AF e la messa a fuoco manuale. In pi\u00f9 si \u00e8 aggiunta la possibilit\u00e0 di regolare la sensibilit\u00e0 Iso foto per foto, automaticamente o manualmente. Offrono quindi il massimo della flessibilit\u00e0. Offrono la possibilit\u00e0 di variare la coppia tempo diaframma determinata in program con altre equivalenti a parit\u00e0 di esposizione. Danno poi la possibilit\u00e0 di correggere rapidamente l&#8217;esposizione in pi\u00f9 o in meno di almeno due o tre stop agendo semplicemente su un tasto e una ghiera con l&#8217;occhio al mirino. Hanno la possibilit\u00e0 di regolare automaticamente la sensibilit\u00e0 Iso, in molti casi adeguandosi anche ad una coppia tempo\/diaframma prefissata dal fotografo in manuale, consentendo sempre la regolazione in pi\u00f9 o in meno. Gli autofocus sono veloci e precisi, nelle migliori sono in grado di seguire soggetti in movimento anche casuale in un modo che nessuno a mano potrebbe fare. Consentono di scegliere rapidamente il punto o i punti di messa a fuoco. Il bilanciamento del bianco \u00e8 sempre abbastanza preciso e ci si \u00e8 scordati i filtri di compensazione colore che si usavano per le dia (qualcuno nemmeno sa che cosa siano).<br \/>\nE allora perch\u00e8 regolare la fotocamera &#8220;manualmente&#8221; per fare belle foto? E poi cosa regolare manualmente e in base a quali criteri e procedure?<br \/>\nPer l&#8217;esposizione come si deve procedere in &#8220;manuale&#8221;? Ad occhio? Seguendo tabelle come una volta con i foglietti d&#8217;istruzione? Misurando con un esposimetro esterno la luce e poi riportando i dati sulla fotocamera? E se poi la luce cambia? Leggendo i dati misurati dalla macchina e riportandoli manualmente facendo collimare gli indici con inevitabile perdita di tempo?<br \/>\nIn ogni caso usando il Program o una priorit\u00e0 le impostazioni automatiche vanno bene nel 90-95 % dei casi. In tutte le fotocamere con mirino elettronico, o sullo schermo anche se pi\u00f9 difficilmente, poi si possono vedere gli effetti dell&#8217;esposizione nel mirino prima dello scatto e correggerle, con il tasto +\/-, se necessario. Nelle reflex questo non \u00e8 possibile (\u00e8 lo svantaggio dei mirini ottici, che per\u00f2 hanno altri vantaggi) e ci si deve basare sull&#8217;esperienza oppure scattare una foto e rivederla sullo schermo per valutare se correggerla. Per variare la PdC basta, in program, variare la coppia tempo\/diaframma, oppure usare la priorit\u00e0 dei diaframmi. Al limite se si vogliono usare un tempo ed un diaframma definiti e fissi si pu\u00f2 usare il manuale (si!) impostando per\u00f2 la sensibilit\u00e0 in auto. L&#8217;esposizione si varia sempre con il tasto +\/-. E&#8217; sempre molto pi\u00f9 rapido e preciso che &#8220;regolare in manuale&#8221;.<br \/>\nPer la messa a fuoco come ci si deve regolare in &#8220;manuale&#8221;? Valutare la distanza ad occhio e mettere a fuoco manulmente? Mettere a fuoco manualmente basandosi sugli aiuti forniti dall&#8217;autofocus della fotocamera? Usare l&#8217;iperfocale ormai \u00e8 difficile, tranne che sulle Leica a telemetro, perch\u00e8 gli obiettivi non riportano sempre la scala delle distanze e quasi mai quella delle profondit\u00e0 di campo.<br \/>\nE&#8217; pi\u00f9 semplice affidarsi all&#8217;autofocus. Se non mette a fuoco quanto vogliamo basta spostare l&#8217;inquadratura, premere a met\u00e0 il pulsante di scatto e poi reinquadrare. Oppure scegliere il punto AF adatto.<\/p>\n<p>Tutto questo per\u00f2 consente anche a chi non ha una grande conoscenza della tecnica fotografica di scattare belle foto se applica le regole predette e se soprattutto fotografa con ispirazione e sentimento quello che a lui piace. E allora si deve sostenere che non \u00e8 un bravo fotografo perch\u00e8 usa la fotocamera in automatico e non \u00e8 capace di usare le &#8220;regolazioni manuali&#8221;?<\/p>\n<p>In conclusione per fare belle foto ci vuole senso estetico, applicazione, prove e tentativi. Si deve studiarel&#8217;estetica e la composizione come per la pittura,. Quando si scatta ci si deve preoccupare della composizione, i rapporti delle masse, la prospettiva, spostarsi, muoversi in avanti, indietro, lateralmente, in alto e in basso, usando possibilmente un solo obiettivo fisso e non uno zoom, dare una struttura alle foto, valutare la luce, i colori, perfezionare l&#8217;inquadratura e semplificare la foto eliminando tutto il superfluo e gli elementi di disturbo. Si deve dedicare il tempo a disposizione per lo scatto, spesso molto poco, a queste cose fondamentali. Per l&#8217;esposizione anr\u00e0 bene quella automatica con, in qualche raro caso una rapida correzione. Se poi l&#8217;eposizione non \u00e8 proprio perfetta, ma la foto \u00e8 bella, nessuno lo noter\u00e0.<\/p>\n<p>Altro che &#8220;regolazione manuale&#8221;!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ora basta! 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