{"id":29355,"date":"2015-02-18T00:09:04","date_gmt":"2015-02-17T23:09:04","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.francescophoto.it\/?p=29355"},"modified":"2015-02-18T00:09:04","modified_gmt":"2015-02-17T23:09:04","slug":"basi-tecniche-per-buone-foto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/francescophoto.it\/blog\/2015\/02\/18\/basi-tecniche-per-buone-foto\/","title":{"rendered":"Basi tecniche per buone foto"},"content":{"rendered":"<p>Scattare una buona foto implica sviluppare al meglio due concetti molto diversi.<br \/>\nIl primo e pi\u00f9 fondamentale \u00e8 quello dell&#8217;aspetto estetico e del contenuto di una foto. Il secondo \u00e8 quello tecnico. Chiaramente il primo \u00e8 il pi\u00f9 importante e fondamentale, ma se l&#8217;aspetto tecnico \u00e8 carente difficilmente una foto potr\u00e0 essere valida.<br \/>\nPoich\u00e8 ho intenzione di sviluppare una serie di articoli che riguardano lil primo argomento, come fare per ottenere belle foto, ho pensato di scrivere questo articolo come premessa per definire e consolidare alcuni aspetti tecnici che, dati per scontati da chi si impegna nella ricerca di foto migliori, potrebbero non essere ben acquisiti ed assimilati da chi si \u00e8 avvicinato recentemente al mondo della fotografia, anche in conseguenza del fatto cha le attuali fotocamere (e gli smartphone) fanno tutto automaticamente, creando in molti l&#8217;illusione di poter scattare sempre foto almeno tecnicamente valide, cosa invece non vera.<!--more--><br \/>\nL&#8217;articolo \u00e8 quindi una premessa a quelli in cui cercher\u00f2 di sviluppare l&#8217;argomento del miglioramento delle proprie fotografie e pu\u00f2 essere trascurato da chi ha gi\u00e0 una preparazione tecnica fotografica, anche se il richiamo di certe informazioni potrebbe essere sempre utile.<\/p>\n<p>Per prima cosa \u00e8 opportuno considerare quali sono i fattori che determinano la qualit\u00e0 tecnica di una foto.<br \/>\nIn pratica si tratta di:<br \/>\n<strong>&#8211; esposizione<\/strong><br \/>\n<strong> &#8211; nitidezza<\/strong><br \/>\n<strong> &#8211; messa a fuoco<\/strong><\/p>\n<p>Se una foto \u00e8 correttamente esposta, a fuoco sul soggetto e nitida (nel senso di &#8220;non mossa&#8221;) si pu\u00f2 dire che tecnicamente \u00e8 corretta. Poi per dire che \u00e8 una bella foto ci vuol altro.<br \/>\nMolti corsi di fotografia insegnano prevalentemente queste cose, anche molto bene, peccato per\u00f2 che dicano poco o nulla su come ottenere poi una bella foto. Spesso si impiega anche molto tempo ad illustrare come sono fatte e funzionano le fotocamere, cosa di interesse solo per alcuni aspetti che riguardano i punti precedentemente elencati. Al limite neppure il supporto fisico su cui sono registrate le immagini, sensore elettronico o pellicola chimica, ha importanza per questi aspetti.<br \/>\nComunque riassumo in sintesi quali sono i componenti essenziali di una fotocamera.<\/p>\n<figure id=\"attachment_29359\" aria-describedby=\"caption-attachment-29359\" style=\"width: 474px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/schema_fotocamera.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-29359 size-medium\" src=\"https:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/schema_fotocamera.jpg?w=474\" alt=\"schema_fotocamera\" width=\"474\" height=\"236\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-29359\" class=\"wp-caption-text\">Schema di una fotocamera<\/figcaption><\/figure>\n<p>Le sue parti fondamentali sono il <strong>sensore<\/strong> e l&#8217;<strong>obiettivo<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_29360\" aria-describedby=\"caption-attachment-29360\" style=\"width: 474px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/schema_obiettivo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-29360\" src=\"https:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/schema_obiettivo.jpg?w=474\" alt=\"Obiettivo\" width=\"474\" height=\"195\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-29360\" class=\"wp-caption-text\">Obiettivo<\/figcaption><\/figure>\n<p>L&#8217;<strong>obiettivo<\/strong> \u00e8 il sistema ottico, composto da un certo numero di lenti (al limite anche una sola!) che formano un&#8217;immagine virtuale, convogliando opportuanamente i raggi di luce, su un ben preciso piano. Su questo piano \u00e8 posto il <strong>sensore<\/strong> (o la pellicola) che riceve i raggi di luce e rilevando la loro intensit\u00e0 registra l&#8217;immagine che vogliamo fotografare. Naturalmente questa immagine sar\u00e0, nel caso delle fotocamere digitali, elaborata dal processore d&#8217;immagine e registrata sulla scheda di memoria (nel caso della pellicola sar\u00e0 invece rivelata in un secondo tempo dallo sviluppo).<br \/>\nLa quantit\u00e0 di luce che arriva sul sensore \u00e8 variabile e dipende prima di tuuto dall&#8217;illuminazione della scena, poi dalla quantit\u00e0 di luce che l&#8217;obiettivo fa arrivare al sensore ed infine da quanto tempo questo \u00e8 esposto alla luce. Il sensore poi pu\u00f2 reagire pi\u00f9 o meno alla luce restituendo un segnale pi\u00f9 o meno forte in funzione delle sue caratteristiche, cio\u00e8 della sua sensibilit\u00e0.<br \/>\nPer ottenere una foto correttamente esposta, cio\u00e8 ne troppo chiara ne troppo scura e contenente la maggiore quantit\u00e0 di tonalit\u00e0 possibili, \u00e8 necessario regolare la quantit\u00e0 di luce che giunge al sensore. Questa \u00e8 l&#8217;esposizione e tra poco vedremo quali sono i dispositivi e le funzioni che permettono di regolarla.<\/p>\n<p>Per ottenere una foto ben esposta, come detto, \u00e8 necessario esporre alla luce il sensore della fotocamera per un determinato tempo. Se questo tempo \u00e8 troppo lungo la fotocamera (cio\u00e8 il sensore) potrebbe muoversi durante il periodo in cui \u00e8 esposto alla luce e la foto a causa di questo movimento potrebbe essere poco nitida, o come si dice &#8220;mossa&#8221;. Anche in questo caso si dovr\u00e0 regolare la fotocamera per evitare questo fenomeno.<\/p>\n<p>Infine l&#8217;immagine proiettata dall&#8217;obiettivo sul sensore non sempre si forma sul suo piano. Questo succede quando il soggetto \u00e8 molto lontano dalla fotocamera, ma se questo diventa pi\u00f9 vicino l&#8217;immagine proiettata si forma pi\u00f9 indietro rispetto al sensore e la foto risulterebbe sfocata. Si deve perci\u00f2 spostare l&#8217;obiettivo pi\u00f9 lontano dal sensore per ottenere un&#8217;immagine di nuovo nitida, cio\u00e8 \u00e8 necessario mettere a fuoco il soggetto, come vedremo.<br \/>\nGli obiettivi si differenziano principalmente per una caratteristica ottica fondamentale, la lunghezza focale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_29358\" aria-describedby=\"caption-attachment-29358\" style=\"width: 474px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/lunghezza_focale.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-29358 size-medium\" src=\"https:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/lunghezza_focale.jpg?w=474\" alt=\"lunghezza_focale\" width=\"474\" height=\"253\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-29358\" class=\"wp-caption-text\">Lunghezza focale<\/figcaption><\/figure>\n<p>Questa \u00e8 concettualmente la distanza fra il centro dell&#8217;obiettivo e il piano su cui si forma l&#8217;immagine, cio\u00e8 quello del sensore (nella realt\u00e0 pu\u00f2 non essere cos\u00ec, ma concettualmente \u00e8 questa la definizione). Pi\u00f9 questa \u00e8 grande in rapporto alle dimensioni del sensore pi\u00f9 l&#8217;angolo di visione abbracciato (&#8220;angolo di campo&#8221;) dall&#8217;obeittivo \u00e8 piccolo. I tipi di obiettivi usati in fotografia sono raggruppati in funzione del loro angolo di campo in relazione a quello abbracciato dall&#8217;occhio umano e si definiscono &#8220;grandangoli&#8221; se il loro angolo \u00e8 maggiore di quello dell&#8217;occhio, &#8220;normali&#8221; se \u00e8 pi\u00f9 o meno uguale, &#8220;tele&#8221; se \u00e8 inferiore. Con i grandangoli l&#8217;immagie sar\u00e0 rimpicciolit\u00e0 rispetto a quella che si vede ad occhio nudo, con i normali sar\u00e0 uguale e con i tele sar\u00e0 ingrandita. Gli obiettivi zoom infine possono variare la loro lunghezza focale e in alcuni casi anche passare da grandangoli a tele.<\/p>\n<p>Abbiamo quindi visto cosa vogliono dire &#8220;esposizione&#8221;, &#8220;nitidezza&#8221; e &#8220;messa a fuoco&#8221; e ora vediamo come agire per regolarle opportunamente.<\/p>\n<p>Prima per\u00f2 vediamo con quali dispositivi si possono regolare questi parametri.<\/p>\n<p>Gli obiettivi, come detto possono trasmettere al sensore una quantit\u00e0 di luce pi\u00f9 o meno grande in funzione delle loro caratteristiche ottiche. Questa quantit\u00e0 dipende dal rapporto fra la lunghezza focale dell&#8217;obiettivo e il diametro della sua apertura (cio\u00e8 il diametro del passaggio attraversato dalla luce), si definisce &#8220;luminosit\u00e0&#8221; e si indica come f\/nn .<\/p>\n<figure id=\"attachment_29357\" aria-describedby=\"caption-attachment-29357\" style=\"width: 474px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/luminositc3a0.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-29357 size-medium\" src=\"https:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/luminositc3a0.jpg?w=474\" alt=\"luminosit\u00e0\" width=\"474\" height=\"208\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-29357\" class=\"wp-caption-text\">Luminosit\u00e0<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ad esempio un obiettivo con una lunghezza focale di 50 mm e un&#8217;apertura di 25 mm ha luminosit\u00e0 f\/2,0. E&#8217; evidente che pi\u00f9 \u00e8 piccolo il numero che definisce la luminosit\u00e0 pi\u00f9 in realt\u00e0 l&#8217;obiettivo \u00e8 luminoso. La scala dei valori di luminosit\u00e0 \u00e8 del tipo:<\/p>\n<p>f\/1,0, f\/1,4, f\/2,0, f\/2,8, f\/4,0, f\/5,6 f\/8,0, f\/11, f\/16, f\/22, &#8230;<\/p>\n<p>Passando da un valore al successivo la luminosit\u00e0 dimezza. Possono naturalmente esistere tutti i valori intermedi.<\/p>\n<p>Per potere regolare la quantit\u00e0 di luce che passa attraverso l&#8217;obiettivo e di conseguenza regolare l&#8217;esposizione nell&#8217;obiettivo \u00e8 inserito un dispositivo chiamato &#8220;<strong>diaframma<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<figure id=\"attachment_29361\" aria-describedby=\"caption-attachment-29361\" style=\"width: 474px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/diaframma.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-29361\" src=\"https:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/diaframma.jpg?w=474\" alt=\"Diaframma\" width=\"474\" height=\"202\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-29361\" class=\"wp-caption-text\">Diaframma<\/figcaption><\/figure>\n<p>E&#8217; costituito da una serie di lamelle mobili che possono chiudersi riducendo il diametro del passaggio di luce dell&#8217;obiettivo e di conseguenza la sua luminosit\u00e0. La luminosit\u00e0, a partire dalla massima, si riduce secondo la scala indicata in precedenza, e sono possibili anche vaolri intermedi. In pratica il diaframma funziona come un rubinetto per regolare la quantit\u00e0 di luce.<\/p>\n<p>Per potere poi esporre il sensore alla luce per un ben preciso periodo di tempo (&#8220;tempo di scatto&#8221;) \u00e8 inserito nella fotocamera un meccanismo definito &#8220;<strong>otturatore<\/strong>&#8220;. Questo pu\u00f2 essere realizzato in vari modi, ma ci\u00f2 \u00e8 poco importante per questa discussione. Quello che \u00e8 importante \u00e8 che l&#8217;otturatore determina il tempo durante il quale il sensore \u00e8 esposto alla luce. Questo tempo pu\u00f2 variare da qualche secondo, spesso 30, fino ad una frazione di secondo, spesso 1\/4000 o anche meno.<\/p>\n<p>Anche la <strong>sensibilit\u00e0<\/strong> del sensore pu\u00f2 variare. Al tempo delle pellicole questa era una caratteristica della stessa e non si poteva variare per tutti gli scatti del rullino. Con le fotocamere digitali questa si pu\u00f2 variare per ciascuno scatto. La variazione della sensibilit\u00e0 \u00e8 per\u00f2 in realt\u00e0 ottenuta amplificando il segnale emesso dal sensore, ma cos\u00ec facendo si amplificano anche i disturbi (o rumore) e si peggiora la qualit\u00e0 dell&#8217;immagine. La sensibilit\u00e0 si misura con uno standard definito Iso, ad esempio 100 Iso; ad un raddoppio del suo valore raddoppia la sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>La regolazione della messa a fuoco avviene infine allontanado con un apposito meccanismo l&#8217;obiettivo dal sensore o meglio, in quasi tutti gli obiettivi moderni, muovendo delle lenti interne che ne modificano le caratteristiche ottiche.<\/p>\n<p>Passiamo quindi ora lale regolazioni per ottenere una foto tecnicamente corretta.<\/p>\n<h3>Esposizione<\/h3>\n<p>Come abbiamo visto l&#8217;esposizione deve essere determinata per inviare al sensore la giusta quantit\u00e0 di luce per ottenere una foto &#8220;leggibile&#8221;, cio\u00e8 che contenga tutte le tonalit\u00e0 possibili fra quella pi\u00f9 luminosa, il bianco, e quella pi\u00f9 scura, il nero.<br \/>\nPer fare questo si pu\u00f2 agire su tre regolazioni: diaframma, tempo di scatto e sensibilit\u00e0 del sensore, ma come si determinano i valori giusti?<br \/>\nUna volta si faceva anche ad occhio, basandosi sull&#8217;esperienza, poi furono introdotti gli esposimetri in grado di misurare la quantit\u00e0 di luce riflessa dal soggetto e di conseguenza l&#8217;esposizione. Gli esposimetri, dapprima esterni, sono poi stati inseriti all&#8217;interno delle fotocamere ed infine, con l&#8217;avvento dell&#8217;elettronica, collegati alle regolazioni di diaframma, otturatore e sensibilit\u00e0. In questo modo si \u00e8 arrivati alle attuali fotocamere digitali che possono regolare automaticamente questi parametri ed ottenere un&#8217;esposizione corretta, almeno nella maggior parte dei casi.<br \/>\nCi sono per\u00f2 delle situazioni in cui la regolazione della fotocamera deve essere modificata come i controluce, i soggetti molto scuri in ambiente poco luminoso (gatto nero in una carbonaia!) e quelli molto chiari o in ambiente molto luminoso, spiaggia o neve. In questi casi \u00e8 necessario modificare l&#8217;esposizione rispetto a quella determinata dall&#8217;esposimetro della fotocamera. La correzione si misura in valori EV e un valolre EV in pi\u00f9 o meno corrisponde ad un&#8217;apertura in pi\u00f9 o meno di un valore di diaframma o in un raddoppio o dimezzamento del tempo di scatto. Il tutto pu\u00f2 essere effettuato, sulla maggior parte delle fotocamere agendo sul pulsante (*\/-) di correzione dell&#8217;esposizione e verificando il risultato nel mirino (se elettronico) o nello schermo prima o dopo lo scatto, nel caso da ripetere.<\/p>\n<h3>Nitidezza<\/h3>\n<p>In questo paragrafo non mi riferisco alla nitidezza come qualit\u00e0 dell&#8217;obiettivo, ma alla nitidezza che deriva da uno scatto non degradato da segni di mosso o vibrazioni.<br \/>\nPer ottenere una foto nitida e non &#8220;mossa&#8221; \u00e8 necessario scattare con un tempo di scatto sufficientemente breve, &#8220;tempo di sicurezza&#8221;, da non risentire dei movimenti delle mani del fotografo e delle vibrazioni prodotte dalla fotocamera stessa al momento dello scatto. Questo tempo dipende dalla lunghezza focale dell&#8217;obiettivo. Infatti con i grandangoli l&#8217;immagine del soggetto \u00e8 rimpiccolita (\u00e8 come se questo si allontanasse) e quindi i movimenti influiscono meno su di essa, con i tele viceversa l&#8217;immagine del soggetto \u00e8 ingrandita (\u00e8 come se si avvicinasse) e risente maggiormente dei movimenti. Il tempo di sicurezza varia quindi in funzione dell&#8217;obiettivo e della focale usati ed deve essere almeno il reciproco della lunghezza focale rapportata al formato pellicola o fullframe. Ad esempio quindi se si usa un obiettivo 50 mm o equivalente deve essere almeno 1\/50, se si usa un 200 mm 1\/200. Con le attuali fotocamere dotate di stabilizzatori questo tempo pu\u00f2 essere allungato affidandosi alla funzione di stabilizzazione, ma per sicurezza \u00e8 preferibile non salire troppo con il tempo variandolo al massimo di due stop, cio\u00e8 un fattore 4, da 1\/50 si pu\u00f2 arrivare ad 1\/13 e da 1\/200 ad 1\/50. allungando ulteriormente i tempi si rischia che lo stabilizzatore non sia sempre efficace.<br \/>\nQueste considerazioni valgono per soggetti statici, paesaggi, monumenti, ma devono essere modificate per soggetti in movimento, e anche per le persone. Infatti anche se si fotografano persone in posa o comunque ferme \u00e8 bene non scendere sotto 1\/60 per evitare che i leggerissimi movimenti, anche involontari, di una persona rendano la foto poco nitida. Per i soggetti in movimento \u00e8 evidente che si debbano usare tempi brevi, sempre di pi\u00f9 man mano che aumenta la velocit\u00e0 del soggetto. Questo si pu\u00f2 ottenere in molte fotocamere usando la &#8220;priorit\u00e0 dei tempi&#8221;, ma ne parler\u00f2 in un altro articolo.<\/p>\n<p>Usando l&#8217;automatismo di esposizione, come indicato precedentemente, l&#8217;unica cosa che si pu\u00f2 fare \u00e8 verificare, prima dello scatto, che il tempo sia sufficientemente breve.<br \/>\nUsando l&#8217;automatismo anche per la sensibilit\u00e0 la maggior parte delle fotocamere consente comunque di definire il tempo minimo di scatto raggiunto il quale deve essere aumentata la sensibilit\u00e0. Nella maggior parte dei casi \u00e8 opportuno fissarlo almeno ad 1\/60, anche se in molte fotocamere \u00e8 determinato automaticamente, secondo la regola precedentemente descritta, e varia anche in funzione della lunghezza focale dell&#8217;obiettivo usato.<\/p>\n<h3>Messa a fuoco<\/h3>\n<p>Le attuali fotocamere sono tutte <strong>autofocus<\/strong> quindi mi riferir\u00f2 solo a questo tipo di messa a fuoco. Chi vuole usare quella manuale, permessa dalla maggior parte, sa gi\u00e0 come fare.<br \/>\nLa messa a fuoco deve essere precisa e deve essere sul soggetto principale della foto, nel caso ad esempio di un ritratto sugli occhi, per un paesaggio sullo sfondo, a meno che non ci sia un soggetto pi\u00f9 vicino come un albero, un edificio, una persona, e cos\u00ec per tutti i soggetti.<br \/>\nL&#8217;autofocus funziona su dei punti predeterminati (&#8220;<strong>punti AF<\/strong>&#8220;) su cui \u00e8 in grado di effettuare la messa a fuoco. Questi coprono sempre la parte centrale dell&#8217;inquadratura e spesso si estendono anche ai lati. In totale automatismo le fotocamere riescono abbastanza bene ad individuare il soggetto da mettere a fuoco, ma si deve sempre controllare che l&#8217;abbiano effettivamente fatto e confermato la messa a fuoco prima di scattare. Questa operazione pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno veloce a secondo del tipo di macchina, del suo livello (base, professionale, ecc.) e della luminosit\u00e0 della scena. Per mettere a fuoco \u00e8 universalmente sufficiente premere a met\u00e0 corsa il pulsante di scatto e poi dopo la messa a fuoco, spesso confermata da un suono, premerlo a fondo per scattare.<br \/>\nSe la fotocamera non sceglie correttamente il soggetto (perch\u00e8 ad esempio \u00e8 in posizione laterale) si deve scegliere manualmente (nelle fotocamere che lo permettono) il punto AF. Un&#8217;opzione comoda \u00e8 quella di fissare la scelta sul punto centrale, puntarlo sul soggetto e mettere a fuoco premendo a met\u00e0 il pulsante di scatto e poi, senza rilasciarlo, ricomporre l&#8217;inquadratura e scattare.<\/p>\n<p>In conclusione ho dato le principali indicazioni per ottenere tecnicamente delle buone foto. Che siano delle belle foto per\u00f2 dipende da chi scatta.<br \/>\nAlcuni argomenti sarebbero da approfondire e lo far\u00f2 in prossimi articoli. Ugualmente in una serie di prossimi articoli tratter\u00f2 l&#8217;argomento di come fare foto pi\u00f9 belle e piacevoli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scattare una buona foto implica sviluppare al meglio due concetti molto diversi. Il primo e pi\u00f9 fondamentale \u00e8 quello dell&#8217;aspetto estetico e del contenuto di una foto. Il secondo \u00e8 quello tecnico. Chiaramente il primo \u00e8 il pi\u00f9 importante e fondamentale, ma se l&#8217;aspetto tecnico \u00e8 carente difficilmente una foto potr\u00e0 essere valida. 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