{"id":25674,"date":"2014-06-18T22:33:14","date_gmt":"2014-06-18T21:33:14","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.francescophoto.it\/?p=25674"},"modified":"2014-06-18T22:33:14","modified_gmt":"2014-06-18T21:33:14","slug":"digitale-versus-pellicola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/francescophoto.it\/blog\/2014\/06\/18\/digitale-versus-pellicola\/","title":{"rendered":"Digitale versus pellicola"},"content":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 sembrare strano che oggi si parli ancora di pellicola. Questo articolo per\u00f2 non vuole fare un confronto tecnico o qualitativo fra la fotografia a pellicola e quella digitale, ma piuttosto fare alcune riflessioni sui cambiamenti avvenuti nell&#8217;approccio alla fotografia e nel modo di fotografare avvenuti con il passaggio al digitale.<br \/>\nL&#8217;idea l&#8217;avevo in testa da un po&#8217; di tempo, a livello di sensazioni e di riflessioni, ma mi ha dato lo spunto per concretizzarla l&#8217;osservazione di un Dj, la cui musica ascolto spesso mentre scrivo sul pc, riguardo alla differenza fra una qualsiasi immagine e una fotografia.<!--more--><br \/>\nLa fotografia \u00e8 nata chimica. Fin dall&#8217;inizio le prime fotografie sono state ottenute tramite i sali di argento ed \u00e8 andata avanti cos\u00ec per oltre un secolo e mezzo.<br \/>\nL&#8217;emulsione contenente i sali d&#8217;argento veniva inizialmente spalmata su lastre di vetro che poi venivano esposte alla luce. Si \u00e8 poi passati alle pellicole piane di acetato, poi alle pellicole in rullo, invenzione di Kodak, ed infine ai caricatori, i famosi &#8220;rullini&#8221;, ma si sono sempre usate emulsioni contenenti sali di argento anche nelle pellicole a colori.<br \/>\nLe lastre o le pellicole venivano poi sottoposte ad un apposito procedimento chimico, sviluppo e fissaggio, che trasformava i sali d&#8217;argento in argento metallico ed eliminava quelli non impressionati rendendo visibile l&#8217;immagine negativa, Per le foto a colori c&#8217;era qualche complicazione in pi\u00f9, si dovevano generare i colori, ma il procedimento era sostanzialmente lo stesso, tranne che per le dia per le quali con il procedimento d&#8217;inversione si generava direttamente l&#8217;immagine positiva.<br \/>\nFatto questo era necessario analizzare le foto e per facilitare la cosa si stampavano i provini e infine si passava alla stampa. Anche per questa il procedimento era analogo: si impressionava la carta, questa volta, sotto l&#8217;ingranditore e la si sviluppava e fissava come per la pellicola. Alla fine dopo l&#8217;asciugatura si potevano vedere le foto.<br \/>\nLa maggior parte dei fotografi per\u00f2 non faceva questo da soli, ma si affidava ai laboratori di sviluppo e stampa.<br \/>\nIn ogni caso fra il momento dello scatto e la visione delle foto passava qualche ora o qualche giorno.<\/p>\n<p>Oggi con il digitale tutto \u00e8 cambiato: si scatta una foto, la fotocamera la memorizza sulla scheda e la si pu\u00f2 vedere un secondo dopo. Se non piace si pu\u00f2 cancellare subito; se piace si trasferir\u00e0 su un un supporto di memoria pi\u00f9 stabile (hard disk, DVD, chiavetta USB) e potr\u00e0 essere vista su qualunque dispositivo, pc, tablet, smartphone. Di pi\u00f9 potr\u00e0 essere trasferita su una memoria in rete (Cloud) e su un social network in modo da farla vedere a quante pi\u00f9 persone possibile. Se si vuole potr\u00e0 essere modificata e in qualche caso migliorata facilmente sul pc con tanti programmi di fotoritocco. In qualche raro caso sar\u00e0 pure stampata con una stampante casalinga o tramite un servizio online.<\/p>\n<p>Questi modi diversi di operare hanno avuto delle conseguenze profonde sul modo di fotografare.<br \/>\nInnanzitutto c&#8217;\u00e8 da considerare che fotografare con la pellicola costava. Si dovevano acquistare le pellicole in caricato (da 24 o 36 scatti), pagare lo sviluppo e la stampa oppure acquistare carta e chimici per fare tutto in casa. In ogni caso ciascuna foto aveva un costo non indifferente. Oltre a ci\u00f2 le foto non si vedevano subito, si poteva solo immaginare il risultato.<br \/>\nOra invece, una volta acquistate fotocamera e scheda, uno scatto non costa nulla, se ne possono fare quanti se ne vuole senza preoccupazioni. Anche la loro memorizzazione su disco costa pochissimo, visto la riduzione dei prezzi dei supporti magnetici. Inoltre le foto si vedono subito, sullo schermo della fotocamera o poco dopo su tablet o pc. In molti casi le foto si scattano e si rivedono direttamente sugli smartphone.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 determina un comportamento dei fotografi molto diverso da quello del passato con vantaggi e svantaggi.<br \/>\nCon la pellicola si avevano poche possibilit\u00e0 di scatto, si era frenati dal numero limitato di scatti in un rullino e dal costo di ciascuno. Prima di scattare quindi ci si pensava un attimo, si valutava se il soggetto scelto valesse la pena di uno scatto, si curava la composizione e l&#8217;inquadratura (le possibilit\u00e0 d&#8217;intervento a posteriori erano limitate, nulle per le dia), si regolava al meglio l&#8217;esposizione anche se si usavano fotocamere automatiche e la messa a fuoco, infine se era il caso si scattava. Una foto, al massimo due se il soggetto era veramente interessante. Era quindi un tipo di foto pensata e meditata e i risultati mediamente erano buoni.<br \/>\nCertamente c&#8217;erano anche i principianti ed i fotografi occasionali, con le famose Instamatic. In questo caso si scttava come capitava, ma i risultati non erano peggiori di quelli ottenuti oggi con gli smartphone oggi. Poi qualche principiante si appassionava e per migliorare comprava direttamente la reflex giapponese, non c&#8217;era altra scelta dopo il tramonto delle tedesche a telemetro. Spesso teneva solo l&#8217;obiettivo &#8220;normale&#8221;, 50 mm, con cui era venduta, ma chi voleva fare qualcosa di pi\u00f9 prendeva i classici 28 e 135 mm, e andava a fotografare, senza lamentarsi di ingombro e peso. Alcuni lo hanno fatto solo per moda e in seguito hanno abbandonato la fotocamera in un cassetto, altri hanno continuato e in questo caso hanno anche iniziato a sviluppare e stampare da soli, escludendo il colore che facevano solo con le dia a sviluppo incluso.<br \/>\nPer imparare chiedevano ad amici, leggevano il manuale d&#8217;istruzioni, libri e riviste, si impegnavano commettendo errori prima di ottenere buoni risultati. Corsi ce n&#8217;erano pochi, ma si riusciva ugualmente ad imparare provando ed impegnandosi.<br \/>\nNaturalmente c&#8217;erano, come sempre, i professionisti che usavano tecniche particolari derivanti dal loro mestiere ed esperienza per ottenere foto sportive e di cronaca, quando non era disponibile l&#8217;autofocus e le reflex che potevano scattare 4-5 foto al secondo si contavano sulle dita di una mano. Per il resto si usava il medio e grande formato.<\/p>\n<p>Oggi con il digitale alcune cose sono pi\u00f9 semplici e migliorate, ma altre hanno peggiorato sensibilmente il comportamento dei fotografi o di chi si ritiene tale.<br \/>\nE&#8217; molto pi\u00f9 facile scattare: se ci si trova davanti ad un soggetto interessante non si fanno una o due foto, ma decine, in certi casi centinaia, tanto non costa nulla. In questo modo il fotografo esperto pu\u00f2 anche provare l&#8217;effetto di varie impostazioni per verificare anche sul campo quale pu\u00f2 dare il risultato migilore. Poi si selezioneranno sul pc quelle migliori, almeno alcuni lo fanno, ma non tutti (sic!) hanno questa volont\u00e0 e capacit\u00e0.<br \/>\nQuesto \u00e8 spesso un fattore positivo perch\u00e8 si possono verificare varie possibilit\u00e0 per fotografare un determinato soggetto in modo da ottenere i risultati migliori. Ad esempio per i ritratti a persone (non modelli e modelle professioniste) o gruppi scattando due o tre foto velocemente dopo la prima che tutti si aspettano e per la quale posano si ottengono immagini decisamente migliori e pi\u00f9 naturali.<br \/>\nAltro vantaggio \u00e8 la possibilit\u00e0 di vedere molto rapidamente i risultati e valutarli.<br \/>\nPer chi si occupa di foto di cronaca o sportive poi l&#8217;autofocus e la raffica risolvono molti problemi, anche se non tutti. Il funzionamento delle attuali fotocamere con gli automatismi che risolvono tutti i problemi tecnici nel 95% dei casi infine consente di dedicarsi prevalentemente a quello che conta davvero nella fotografia: la scelta del soggetto, lo studio della luce e dei colori, la composizione e l&#8217;inquadratura.<\/p>\n<p>La facilit\u00e0 di scatto, il funzionamento automatico che garantisce comunque un risultato tecnico dignitoso e la disponibilit\u00e0 di una fotocamera sempre in tasca (lo smartphone) fa per\u00f2 pensare a molti di essere abili fotografi, ma spesso purtroppo non lo sono, senza impegnarsi minimamente ad imparare, a capire cos&#8217;\u00e8 una fotografia e cosa c&#8217;\u00e8 dietro, a imparare come funziona una fotocamera e come controllare le sue funzioni che anche se automatiche richiedono sempre il controllo e la supervisione del fotografo.<br \/>\nMolti scattano senza curarsi molto di composizione e inquadratura, tanto pensano che poi con Photoshop qualsiasi brutta foto possa diventare un capolavoro, cosa assolutamente falsa, e spesso incolpano la fotocamera per gli scarsi risultati. Altri scattano a qualsiasi cosa e in qualunque situazione. Alla fine per\u00f2 di solito ottengono foto brutte e banali. A questo punto cercano qualche artificio per migliorarle e cos\u00ec hanno fatto la fortuna dei filtri artistici. Certi effetti potrebbero essere ottenuti con qualsiasi programma di fotoritocco, ma per farlo \u00e8 necessario imparare ad usarlo e poi lavorare un po&#8217; per ottenerlo. Molto pi\u00f9 facile usare delle cose gi\u00e0 preconfezionate. E cos\u00ec sono proliferate in rete le foto elaborate con Istagram e simili applicazioni che cercano di dare un senso ed un valore estetico a foto banali, quasi sempre senza riuscirci e producendo foto tutte simili.<br \/>\nIl risultato \u00e8 che oggi si scattano molte pi\u00f9 immagini di una volta, miliardi al giorno in tutto il mondo, ma veramente poche hanno un qualche valore, esprimono un&#8217;idea, dicono qualcosa a chi le guarda e quindi possono definirsi &#8220;foto&#8221;. Il resto sono immagini destinate a durare un attimo, escluse le foto ricordo, famiglia ed amici, che si sono sempre fatte e che hanno un valore documentativo e appunto &#8230; di ricordo.<br \/>\nA questo proposito per\u00f2 c&#8217;\u00e8 molto da pensare e da preoccuparsi. Con le immagini digitali non si ha nulla di fisico a differenza che con le foto su pellicola. Le pellicole e le stampe sono oggetti fisici che come tutto possono deteriorarsi col tempo, ma che se ben conservate durano a lungo. Io ho foto di famiglia che risalgono a cento e pi\u00f9 anni fa e sono ancora in buone condizioni. Le foto digitali sono invece immateriali: una serie di bit, 0 e 1, su un disco magnetico o a stato solido che pu\u00f2 rompersi, rendendo il suo contenuto illeggibile, in tempi molto pi\u00f9 brevi del deterioramento di una stampa. Pochi si preoccupano di questo e pochi fanno un backup che li garantisca dalla perdita delle foto. Anche in questo caso per\u00f2 le foto saranno leggibili con i software disponibili fra 10, 20 o pi\u00f9 anni? E per quanto tempo? E chi si preoccuper\u00e0 dei successivi backup?<br \/>\nIn conclusione oggi rischiamo di affogare nelle immagini, fra un po&#8217; di anni rischieremo di non avere pi\u00f9 fotografie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 sembrare strano che oggi si parli ancora di pellicola. Questo articolo per\u00f2 non vuole fare un confronto tecnico o qualitativo fra la fotografia a pellicola e quella digitale, ma piuttosto fare alcune riflessioni sui cambiamenti avvenuti nell&#8217;approccio alla fotografia e nel modo di fotografare avvenuti con il passaggio al digitale. 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