{"id":22223,"date":"2013-11-01T02:27:49","date_gmt":"2013-11-01T01:27:49","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.francescophoto.it\/?p=22223"},"modified":"2013-11-01T02:27:49","modified_gmt":"2013-11-01T01:27:49","slug":"equivalenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/francescophoto.it\/blog\/2013\/11\/01\/equivalenza\/","title":{"rendered":"Equivalenza"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-22226\" alt=\"mBD12_front\" src=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/mbd12_front.jpg?w=72\" width=\"72\" height=\"96\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-22224\" alt=\"PowerShot SX270HS BLUE FRT\" src=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/powershot-sx270hs-blue-frt.jpg?w=128\" width=\"128\" height=\"85\" \/>Quando si usavano le fotocamere a pellicola tutte, salvo poche eccezioni, usavano la pellicola 35 mm con il fotogramma di 36&#215;24 mm che era diventato lo standard di fatto della fotografia, tranne per le super professionali da studio. Era facile quindi confrontare le caratteristiche di una fotocamera e di un obiettivo in base alla lunghezza focale ed alla sua apertura.<br \/>\nOggi con il digitale le cose sono molto cambiate. Le fotocamere montano sensori di dimensioni molto diverse, anche a parit\u00e0 di categoria, di conseguenza gli obiettivi hanno lunghezze focali molto differenti. Per fare un po&#8217; d&#8217;ordine e per fare capire ai fotografi il tipo di obiettivo montato e le sue caratteristiche \u00e8 stata inventata la &#8220;lunghezza focale equivalente&#8221; che rapporta la lunghezza focale reale di un obiettivo a quella di un equivalente obiettivo per fotocamere 35 mm o fullframe, cio\u00e8 con un sensore 36&#215;24 mm con dimensioni uguali a quelle del fotogramma della pellicola. Questa equivalenza si calcola col cosiddetto &#8220;fattore moltiplicativo&#8221;, determinato dal rapporto delle diagonali dei sensori.<br \/>\nMa tutto questo non basta &#8230;<!--more--><br \/>\nIn realt\u00e0 quello che \u00e8 importante in un obiettivo non \u00e8 tanto la lunghezza focale, ma l&#8217;angolo di campo cio\u00e8 l&#8217;angolo di visuale abbracciato dall&#8217;obiettivo. Questo dipende dalla lunghezza focale e dal diametro del cerchio di copertura dell&#8217;obiettivo che deve essere uguale almeno alla diagonale del sensore per poterlo illuminare completamente.<br \/>\nE&#8217; evidente quindi che sensori pi\u00f9 grandi hanno necessit\u00e0 per avere avere un obiettivo che copra un determinato angolo di campo di lunghezze focali maggiori avendo una diagonale maggiore.<br \/>\nSe la conoscenza e l&#8217;esperienza dei fotografi si fosse basata sull&#8217;angolo di campo non ci sarebbe stato bisogno di inventare la lunghezza focale equivalente per confrontare obiettivi montati su sensori di diverse dimensioni.<br \/>\nDire per\u00f2 che due obiettivi sono equivalenti perch\u00e8 hanno lo stesso angolo di campo non basta per dire che fanno foto equivalenti.<br \/>\nVi sono altri fattori da considerare per definire l&#8217;equivalenza di foto fatte con macchine ed obiettivi diversi.<br \/>\nPrima di tutto va considerata l&#8217;esposizione. Questa \u00e8 determinata da tre parametri: tempo di esposizione, apertura del diaframma e sensibilit\u00e0 Iso del sensore. A parit\u00e0 di questi tre parametri si otterranno foto scattate con fotocamere con sensori diversi e lunghezza focale equivalente uguale analogamente esposte. Cos\u00ec ad esempio due foto scattate con un tempo di 1\/60, diaframma f\/2,8 e sensibilit\u00e0 100 Iso con una compatta con sensore 1\/2,5&#8243; e con una fullframe avranno la stessa esposizione e la stessa inquadratura.<br \/>\nMa non saranno foto equivalenti.<br \/>\nInfatti perche le foto siano veramente equivalenti si devono considerare altri due fattori: la profondit\u00e0 di campo e la quantit\u00e0 di luce totale che raggiunge il sensore.<br \/>\nLa profondit\u00e0 di campo \u00e8 determinata per una certa lunghezza focale dall&#8217;apertura del diaframma, come sanno tutti i fotografi. Ma questa nelle due foto prese ad esempio \u00e8 la stessa, f\/2,8=f\/2,8, allora perch\u00e8 la profondit\u00e0 di campo dovrebbe essere diversa?<br \/>\nE&#8217; diversa perch\u00e8 in realt\u00e0 la profondit\u00e0 di campo (brevemente PDC) dipende dall&#8217;inverso del diametro reale del diaframma e non dal valore f\/ che \u00e8 il rapporto della lunghezza focale e del diametro del diaframma. Se la lunghezza focale \u00e8 minore, come avviene per una fotocamera con un sensore piccolo da 1\/2,5&#8243; anche il diametro del diaframma sar\u00e0 minore, a parit\u00e0 di valore f\/, di quello di una fotocamera fullframe con un obiettivo con lunghezza focale maggiore per ottenere lo stesso angolo di campo. Questo vuol dire che la fotocamera con sensore piccolo avr\u00e0 una PDC molto pi\u00f9 ampia di quella col sensore grande a parit\u00e0 di valore f\/ usato. Per ottenere la stessa profondit\u00e0 di campo della compatta sulla fullframe si dovr\u00e0 chiudere il diaframma. Di quanto? Questo si pu\u00e0 determinare con il famoso fattore moltiplicativo che serve a determinare la lunghezza focale equivalente. Fra un sensore da 1\/2,5 e uno fullframe il fattore moltiplicativo \u00e8 6. Si dovr\u00e0 quindi chiudere il diaframma di 6 stop arrivando a f\/22 per avere la stessa profondit\u00e0 di campo.<br \/>\nE l&#8217;esposizione?<br \/>\nPer ottenere la stessa esposizione di f\/2,8, 1\/60 e 100 Iso si dovr\u00e0 variare uno degli altri parametri, cio\u00e8 aumentare il tempo di esposizione di 6 stop arrivando a 1 secondo (ricordo che ad ogni stop di chiusura del diaframma la luce che arriva al sensore si dimezza e ad ogni raddoppio del tempo di esposizione la luce raddoppia), oppure aumentare la sensibilit\u00e0 Iso portandola a 6400.<br \/>\nTutto questo coinvolge un altro fattore fondamentale di cui si deve tenere conto per l&#8217;equivalenza di due foto cio\u00e8 la quantit\u00e0 di luce totale che arriva al sensore e di conseguenza il rapporto segnale\/rumore del sensore.<br \/>\nLa quantit\u00e0 di luce totale che arriva ad un sensore dipende dal diametro del diaframma e dal tempo di esposizione. A parit\u00e0 di tempo di esposizione pi\u00f9 \u00e8 grande il diametro del diaframma pi\u00f9 luce arriva al sensore, quindi ad un sensore di fullframe arriva una quantit\u00e0 di luce totale molto superiore a quella che arriva ad un sensore da 1\/2,5&#8243;. Ma un sensore fullframe ha una superficie molto pi\u00f9 grande di quella di un sensore da 1\/2,5&#8243; quindi, a parit\u00e0 di valore f\/, la luce che si distribuisce sull&#8217;unit\u00e0 di superficie del sensore \u00e8 la stessa e, a parit\u00e0 di sensibilit\u00e0, determina la stessa esposizione.<br \/>\nIl rapporto segnale\/rumore per\u00f2 dipende, a parit\u00e0 di livello di tecnologia del sensore, dalla quantit\u00e0 di luce totale che questo riceve e non dalla quantit\u00e0 di luce per unit\u00e0 di superficie. Per questo i sensori pi\u00f9 grandi hanno un rapporto segnale\/rumore migliore di quello dei sensori pi\u00f9 piccoli. Questa differenza si pu\u00e0 calcolare, ripeto sempre a parit\u00e0 di livello tecnologico dei sensori, con il fattore moltiplicativo, come la PDC. Questo vuol dire che un sensore fullframe avr\u00e0 un rapporto segnale\/rumore a 6400 Iso uguale a quello di un sensore 1\/2,5&#8243; a 100 Iso.<br \/>\nA questo punto si possono fare alcune considerazioni:<\/p>\n<ol>\n<li>le due foto scattate con una compatta con sensore 1\/2,5&#8243; e una fulframe con gli stessi valori di esposizione (1\/60, f\/2,8, 100 Iso) non sono equivalenti<\/li>\n<li>per ottenere due foto equivalenti \u00e8 necessario scattare con la fullframe a 1\/60, f\/22 e 6400 Iso<\/li>\n<li>con una fullframe per\u00f2 si hanno diverse opzioni in pi\u00f9:<\/li>\n<\/ol>\n<ul>\n<li>\u00a0si pu\u00f2 scambiare il tempo di scatto con la qualit\u00e0 scattando ad esempio a 1&#8242;, f\/22 e 100 Iso se si dispone di un treppiedi<\/li>\n<li>\u00a0si pu\u00e0 scambiare la profondit\u00e0 di campo (PDC) con la qualit\u00e0 scattando a 1\/60 f\/2,8 e 100 Iso<\/li>\n<li>\u00a0si pu\u00f2 infine scegliere qualsiasi combinazione intermedia scambiando PDC con qualit\u00e0 e stabilit\u00e0 a secondo dei risultati che si vogliono ottenere.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questo \u00e8 uno dei motivi per cui con fotocamere con sensore grande si riesce ad ottenere delle foto di qualit\u00e0 tecnica superiore e si ha molta pi\u00f9 flessibilit\u00e0 per ottenere i risultati che si desiderano.<\/p>\n<p>Negli ultimi tempi hanno cominciato a girare in rete, in particolare su un sito famoso DPReview, dei diagrammi che riportano il diaframma equivalente per fotocamere con sensori di differenti dimensioni affermando che pi\u00f9 questo \u00e8 basso pi\u00f9 la qualit\u00e0 della fotocamera \u00e8 migliore. A parte che questo non basta per determinare la qualit\u00e0 d&#8217;immagine di una fotocamera, ma si deve tenere conto anche del fatto che gli obiettivi lavorano meglio a frequanze spaziali pi\u00f9 basse, cio\u00e8 con sensori pi\u00f9 grandi, quello che manca \u00e8 una spiegazione del perch\u00e8 da questo dipenda la qualit\u00e0 d&#8217;immagine.<br \/>\nLe informazioni che ho illustrato in questo articolo, in forma assolutamente non scientifica, erano note da tempo e si potevano leggere in vari interventi sul forum di DPReview stessa oltre 5 anni fa.<br \/>\nFinalmente le hanno lette anche loro!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si usavano le fotocamere a pellicola tutte, salvo poche eccezioni, usavano la pellicola 35 mm con il fotogramma di 36&#215;24 mm che era diventato lo standard di fatto della fotografia, tranne per le super professionali da studio. 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