{"id":19352,"date":"2013-05-30T23:55:05","date_gmt":"2013-05-30T22:55:05","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.francescophoto.it\/?p=19352"},"modified":"2013-05-30T23:55:05","modified_gmt":"2013-05-30T22:55:05","slug":"riflessioni-varie-sulle-fotocamere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/francescophoto.it\/blog\/2013\/05\/30\/riflessioni-varie-sulle-fotocamere\/","title":{"rendered":"Riflessioni varie sulle fotocamere"},"content":{"rendered":"<p>Provando quotidianamente sempre nuove fotocamere ogni tanto mi viene da pensare allo stato attuale delle fotocamere digitali, alla loro evoluzione nel tempo da quando sono nate alla fine del secolo scorso, alle caratteristiche che hanno o che potrebbero avere e al loro sviluppo \u00a0futuro. Sono pensieri e considerazioni abbastanza spontanee che derivano dalla conoscenza e dall&#8217;utilizzo delle fotocamere e dalle loro caratteristiche che spesso faccio e vorrei condividere anche per sentire cosa ne pensano altri fotografi.<!--more--><\/p>\n<p>Le fotocamere digitali sono nate una quindicina di anni fa con le compatte per un motivo molto semplice: i sensori erano molto piccoli, avevano una scarsa risoluzione, non arrivavano a 1 Mpx, quindi scarse prestazioni e perci\u00f2 non si potevano inserire in altro se non nelle compatte. Il prezzo era alto, ma si pagava la novit\u00e0 e le vendite incominciarono a decollare.<br \/>\nPer motivi pratici ed anche per non fare capire ai fotografi quanto erano piccoli i sensori usati, con dimensioni di pochi mm, i produttori non dichiaravano questa dimensione, ma si limitavano ad indicare il numero di pixel, preso diventato di megapixel. Si poneva anche il problema di capire che obiettivo montavano. Gli obiettivi sono sempre stati classificati come grandangoli, normali e tele in funzione dell&#8217;angolo di campo abbracciato, ma l&#8217;angolo di campo lo conoscono solo pochi esperti fotografi. La maggioranza dei fotografi abituata a fotocamere che usavano pellicole di formato 35 mm (24&#215;36 mm) data la sua quasi universale diffusione erano abituati a ragionare in termini di lunghezza focale relativa a quel formato: l&#8217;obiettivo normale, cio\u00e8 con un angolo di visione simile a quello dell&#8217;occhio umano e che quindi non ingrandisce e non rimpiccolisce, era il 50 mm. Le focali pi\u00f9 corte erano grandangoli pi\u00f9 o meno spinti, con un angolo di visione maggiore di quello dell&#8217;occhio che quindi allontanavano e rimpiccolivano i soggetti, le focali superiori tele, con un angolo di visione inferiore e che quindi avvicinavano ed ingrandivano i soggetti.<br \/>\nPer semplificare i produttori quindi dichiaravano le focali dei loro obiettivi come equivalenti a quelle di obiettivi che sul 35 mm avrebbero dato lo stesso angolo di campo o visione. Nasceva cos\u00ec il concetto, ostico per alcuni, di &#8220;focale equivalente&#8221;. Questo serviva anche a non fare capire le piccole dimensioni dei sensori.<br \/>\nLe compatte si sono poi evolute e l&#8217;argomento di marketing principale \u00e8 stato per molti anni il numero di pixel: pi\u00f9 pixel c&#8217;erano meglio era. Questo \u00e8 in realt\u00e0 vero, ma deve andare di pari passo con tante altre caratteristiche. L&#8217;insistere solo su questo per\u00f2 faceva perdere di vista tutto il resto, compreso il fatto che la qualit\u00e0 d&#8217;immagine dipende prima di tutto dalle dimensioni del sensore e poi dal numero di pixel. Ma non si poteva dire.<br \/>\nQuesta rincorsa ai pixel era la cosa pi\u00f9 facile, permessa dal continuo miglioramento della microelettronica e dai costi sempre pi\u00f9 bassi per produrre sensori con pixel sempre pi\u00f9 piccoli.<br \/>\nAd un certo punto per\u00f2 si \u00e8 raggiunto un limite, sia perch\u00e8 una certa parte dei siti online di fotografia ha incominciato a diffondere l&#8217;idea &#8220;pi\u00f9 pixel pi\u00f9 rumore&#8221; sia perch\u00e8 pi\u00f9 in la veramente non si poteva andare. L&#8217;idea &#8220;pi\u00f9 pixel pi\u00f9 rumore&#8221; era falsa come poi dimostrato dai fatti (e anche dalla teoria) e indotta solo dall&#8217;abitudine di osservare le foto sui pixel, cio\u00e8 sullo schermo al 100 %, senza tenere conto del fatto che, cosi facendo, quelle con pi\u00f9 pixel venivano maggiormente ingrandite, mostrando cos\u00ec maggiormente i loro difetti compreso il rumore.<br \/>\nPrima, con la pellicola, i risultati fotografici si guardavano e si confrontavano a parit\u00e0 di dimensioni di visione, diciamo a parit\u00e0 di output. Nessuno avrebbe confrontato due stampe, una 10&#215;15 ed una 30&#215;40, fatte con macchine diverse, ma guardate alla stessa distanza per concludere che la stampa 10&#215;15 era pi\u00f9 nitida ed aveva meno grana (l&#8217;equivalente del rumore nella pellicola). Si confrontavano foto alle stesse dimensioni.<br \/>\nI motivi tecnici sono in realt\u00e0 ottici. Con un sensore da 1\/2,3&#8243; e 20 Mpx, come in alcune compatte attuali, la dimensione dei pixel \u00e8 di 1,2 micron (millesimi di millimetro). Poich\u00e8 la lunghezza d&#8217;onda della luce varia da 0,4 micron per il violetto a 0,7 per il rosso \u00e8 impossibile ridurre ancora le dimensioni dei pixel se si vuole catturare la luce. L&#8217;altro motivo \u00e8 che la risoluzione degli obiettivi, sempre per ragioni ottiche, non pu\u00f2 aumentare pi\u00f9 di tanto e quindi anche se fosse possibile aumentare il numero di pixel, a parit\u00e0 di dimensioni del sensore, questo non servirebbe ad aumentare la risoluzione.<br \/>\nTornando alle compatte, gi\u00e0 da un po&#8217; di tempo l&#8217;accento del marketing si era spostato sugli zoom.<br \/>\nQuesto anche per contrastare la tendenza a fotografare con gli smartphone che incominciava a diffondersi, ma che non dispongono di zoom.<br \/>\nLe prime compatte avevano zoom 3x con focale equivalente tipicamente 35-105 mm. Poi si \u00e8 incominciata ad aumentare l&#8217;escursione focale, riducendo anche la focale minima, in modo da fornire anche grandangoli veri. Ma la vera gara \u00e8 stata dal lato tele. Fecero scalpore i primi zoom 12x montati sulle bridge di Panasonic e di Sony, ma oggi farebbero ridere. Ogni produttore faceva a chi aveva il tele pi\u00f9 lungo ed oggi si hanno bridge che partendo dall&#8217;equivalente di 24 mm arrivano ad un tele equivalente di 1200 mm con un&#8217;escursione di 50x (da molti confusa con l&#8217;ingrandimento) e compatte con 30x da 24 a 720 mm equivalenti. Il tutto mantenendo pi\u00f9 o meno le imensioni dei precedenti modelli con zoom meno spinti, almeno per le compatte, ma anche per molte bridge.<br \/>\nA tutto questo sono state sacrificate tante cose, prima di tutto la presenza di un mirino, ma tanto i fotografi si erano abituati alla sua mancanza (cos\u00ec pensa il marketing) e poi si erano abituati a scattare con gli smartphone che il mirino non l&#8217;hanno per definizione.<br \/>\nLo zoom ad ampia escursione focale \u00e8 ancora un punto di forte attrazione per molti fotografi che pensano di potere fotografare qualsiasi cosa anche lontana e magari non visti. Molti per\u00f2 cominciano ad accorgersi della difficolt\u00e0 di usarli e a chiedersi se effettivamente servono.<br \/>\nA questo punto per contrastare l&#8217;uso sempre pi\u00f9 ampio degli smartphone in fotografia che per molti, specie giovanissimi, sta diventando lo strumento fotografico principale, non resta che una cosa: la qualit\u00e0. Naturalmente con questa ci si rivolge a chi sa apprezzarla ed \u00e8 disposto a pagarne il giusto prezzo, ma \u00e8 un mercato redditizio. Ma con il mercato delle compatte di fascia bassa attaccato sempre di pi\u00f9 dagli smartphone e con quello delle superzoom che incomincia a non attirare pi\u00f9, non c&#8217;\u00e8 altra strada.<br \/>\nInfatti negli ultimi tempi sono comparse diverse compatte della classe cosiddetta &#8220;premium&#8221; che offrono una qualit\u00e0 d&#8217;immagine superiore, anche se con prezzi pi\u00f9 elevati. E incominciano ad essere presentate finalmente compatte con sensore abbastanza grande (APS) da poter garantire una buona qualit\u00e0 d&#8217;immagine in tutte le situazioni. Naturalmente non hanno zoom strabilianti, mediamente hanno un 4x (25-100) o per quelle con sensore pi\u00f9 grande ottiche a focale fissa. Ma tanto a cosa serve un superzoom se si ottengono solo foto mosse o sfuocate o inguardabili per il rumore?<br \/>\nSe questa evoluzione continuer\u00e0, con un&#8217;ulteriore riduzione delle dimensioni e magari la riscoperta del mirino, forse finalmente avremo delle compatte facilmente portatili e con una qualit\u00e0 adeguata, come alcuni famosi modelli a pellicola che con le dimensioni di un pacchetto di sigarette rivaleggiavano per qualit\u00e0 d&#8217;immagine con le reflex.<\/p>\n<p>E le reflex?<br \/>\nAnche per queste la storia \u00e8 lunga. I primi sensori erano troppo piccoli per poterli montare su delle reflex. Poi fu possibile produrre sensori pi\u00f9 grandi di buona qualit\u00e0, ma non grandi quanto il formato delle pellicole 35 mm, cio\u00e8 24&#215;36. Per\u00f2 con il diffondersi della foto digitale non era possibile che le reflex ne restassero fuori, anche perch\u00e8 il mercato dell reflex era quello pi\u00f9 redditizio e per alcuni produttori quello principale. I maggiori produttori, Canon e Nikon, poi avevano in produzione un vasto parco di obiettivi e non potevano chiedere ai loro clienti, fra cui la maggior parte dei professionisti, di cambiarlo per passare al digitale. Decisero perci\u00f2 di mantenere, per le nuove reflex digitali, lo stesso innesto obiettivi e la compatibilit\u00e0 con gli obiettivi precedenti. Questo significava anche mantenere le dimensioni dei corpi macchina simili a quelle delle precedenti reflex a pellicola. Per\u00f2 i sensori erano pi\u00f9 piccoli di formato circa 15&#215;23 mm (detto APS) e con una progettazione specifica si sarebbero potute costruire reflex ed obiettivi pi\u00f9 piccoli. Per il fatto che i sensori e l&#8217;elettronica complementare usata nelle reflex erano piuttosto costosi per\u00f2 le prime reflex erano molto care e proposte ad un mercato esclusivamente professionale, Quindi per questo e per la compatibilit\u00e0 col sistema di obiettivi dovevano essere grandi e robuste come le precedenti a pellicola. Nikon produsse per anni delle reflex professionali, la D1 e la D2, con sensori APS, ma di dimensioni mastodontiche e prezzi altrettanto.<br \/>\nQuando poi Canon present\u00f2 la prima reflex per il grande pubblico, con un prezzo sotto i 1000 \u20ac, la D300, a tutto pens\u00f2 fuorch\u00e8 a ridurre le dimensioni, che non erano la priorit\u00e0. Gli altri la seguirono, tranne alcuni che non avevano un precedente sistema reflex da difendere o non avevano proprio tradizione fotografica. Olympus e Panasonic per questi motivi progettarono un formato nuovo, il 4\/3 (Fourthirds), per produrre reflexe obiettivi pi\u00f9 piccoli e leggeri. Visto poi lo scarso successo lo trasformarono in Micro 4\/3 (Micro Fourthirds) ed inaugurarono il nuovo segmento delle mirrorless.<br \/>\nIn seguito fu possibile produrre sensori di dimensioni uguali a quelle del fotogramma della vecchia pellicola cosiddetti &#8220;fullframe&#8221;, all&#8217;inizio molto cari e riservati solo al settore delle superprofessionali, da diverse migliaia di euri, ma poi con la diminuzione dei costi utilizzabili in reflex meno costose, anche se non economiche.<br \/>\nOggi siamo arrivati alla situazione in cui esistono reflex APS, con sensore piccolo, che hanno dimensioni e pesi uguali ad alcune reflex fullframe. Si differnziano solo per il prezzo, in parte dovuto al maggiore costo del sensore, ma in parte dovuto a motivi di marketing.<br \/>\nE qui veniamo al punto da cui sono nate alcune di queste riflessioni. Mentre provavo alcune reflex fullframe un amico fotografo ha osservato: ma sono piccole come un&#8217;APS! La mia risposta \u00e8 stata: le APS sono troppo grandi! E&#8217; assurdo infatti che per fare foto con un sensore piccolo , 23&#215;15 mm, ci si debba trascinare dietro corpi ed obiettivi pesanti ed adatti ad un formato ben superiore e che garantirebbe maggiore qualit\u00e0.<br \/>\nQuesto \u00e8 dimostrato dalle mirrorless, in particolare da uno dei modelli pi\u00f9 avanzati, l&#8217;Olympus OM-D E-M5, che con dimensioni notevolmente pi\u00f9 piccole di una reflex APS, ed anche un sensore un po&#8217; pi\u00f9 piccolo, produce delle foto che qualitativamente non hanno nulla da invidiare a quelle delle APS ed offre un sistema di obiettivi di piccole dimensioni, ma altrettanto vasto e qualitativamente valido.<br \/>\nMolti hanno dimostrato di pensare in questo modo ed il settore mirrorless \u00e8 perci\u00f2 in forte espansione, anche se in Italia un po&#8217; meno che da altre parti.<br \/>\nSarebbe bello se i produttori lo capissero ed orientassero la loro produzione di reflex in modo un po&#8217; diverso. E&#8217; assurdo proporre reflex costose e semiprofessionali che usano sensori piccoli, scontando questo con una qualit\u00e0 d&#8217;immagine non all&#8217;altezza di quello che potrebbe essere e con un mirino piccolo e buio in confronto a quello delle fullframe o delle reflex a pellicola (provare per credere).<br \/>\nSarebbe meglio che concentrassero la loro produzione sulle fullframe, mettendo in campo anche dei modelli pi\u00f9 economici, con corpi pi\u00f9 semplici, piccoli e leggeri, anche con rivestimenti in plastica come molte APS, a prezzi pi\u00f9 ridotti, anche se non potranno essere uguali a quelli delle attuali reflex pi\u00f9 economiche, per rivolgersi ad un pubblico pi\u00f9 ampio che apprezza i vantaggi delle reflex per il mirino ottico e la messa a fuoco veloce, offrendo una qualit\u00e0 d&#8217;immagine che le differenzi dalle mirrorless. Il segmento APS potrebbe essere destinato solo a modelli di base a basso prezzo, come alcuni modelli gi\u00e0 sul mercato, visto che difficilmente i produttori si impegneranno in una riprogettazione di obiettivi pi\u00f9 piccoli adatti a questo formato.<br \/>\nIn questo modo, a parit\u00e0 di dimesioni e peso, si avrebbe una qualit\u00e0 che li giustifica e le differenzia dalle mirrorless.<br \/>\nAltrimenti le mirrorless cresceranno sempre pi\u00f9 e saranno la scelta preferita di molti, anche perch\u00e8 si comincia a parlare di mirrorless con autofocus a rilevamento di fase (qualcuna c&#8217;\u00e8 gi\u00e0, le Nikon 1: la V2 che ho in prova ha una velocit\u00e0 di AF impressionante) e addirittura di mirrorless fullframe.<\/p>\n<p>Forse questi sono solo sogni o speranze, ma alcuni fatti li supportano. Canon ha presentato da poco una reflex APS di dimensioni pi\u00f9 ridotte, quasi comparabili a quelle delle mirrorless. Purtroppo il fatto di dovere usare i soliti obiettivi di dimensioni fullframe (anche quelli progettati per APS) ne vanifica in buona parte i vantaggi. Canon e Nikon, dopo avere presentato le loro fullframe relativamente &#8220;economiche&#8221; non hanno presentato i modelli sostitutivi delle loro APS di punta ne si sa se mai lo faranno. Probabilmente pensano che con dei prezzi che sarebbero vicini a quelli delle fullframe i fotografi preferirebbero quest&#8217;ultime.<br \/>\nVedremo nei prossimi mesi e nel prossimo anno se ci saranno ulteriori sviluppi.<\/p>\n<p>Dopo questo articolo, forse un po&#8217; troppo lungo prometto che le prossime riflessioni saranno orientate sulla fotografia e non sule fotocamere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Provando quotidianamente sempre nuove fotocamere ogni tanto mi viene da pensare allo stato attuale delle fotocamere digitali, alla loro evoluzione nel tempo da quando sono nate alla fine del secolo scorso, alle caratteristiche che hanno o che potrebbero avere e al loro sviluppo \u00a0futuro. 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