{"id":15024,"date":"2012-11-19T22:24:10","date_gmt":"2012-11-19T21:24:10","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.francescophoto.it\/?p=15024"},"modified":"2012-11-19T22:24:10","modified_gmt":"2012-11-19T21:24:10","slug":"olympus-om-nuove-e-classiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/francescophoto.it\/blog\/2012\/11\/19\/olympus-om-nuove-e-classiche\/","title":{"rendered":"Olympus: OM nuove e classiche"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-15025\" title=\"DSC02327\" alt=\"\" src=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dsc02327.jpg?w=128\" height=\"96\" width=\"128\" \/>Provando in questi giorni la nuova Olympus OM-D E-M5 che si rifa esplicitamente nell&#8217;estetica e nel nome alla tradizione delle reflex OM, grande successo di Olympus degli anni 70, mi \u00e8 venuta l&#8217;idea di effettuare un confronto fra queste fotocamere di generazione e tecnologia differente. Natuamente il confronto non \u00e8 sulle prestazioni perch\u00e8 le macchine sono troppo diverse, anche se con un&#8217;adeguata pellicola penso che le reflex OM potrebero superare la qualit\u00e0 della E-M5, ma sull&#8217;estetica e sulle dimenioni, rapportate anche al formato del fotogramma.<br \/>\nNella mia collezione di reflex meccaniche ci sono fortunatamente anche una OM1n e una OM2n con diversi obietivi, quindi \u00e8 stato facle metterle vicino alla OM-D e fare qualche considerazione.<!--more--><\/p>\n<p>Le reflex Olympus OM1 e OM2 sono state presentate negli anni 70 dello scorso secolo. Erano delle macchine rivoluzionarie, piccole e leggere, ma robuste e con caratteristiche altamente professionali. Si pensi al motore di trascinamento che consentiva di scattare a 5 fg\/s (con la pellicola!), al caricatore da 250 fotogrammi, agli schermi intercambiabili ed al corredo di oltre 40 obiettivi di grande qualit\u00e0. La OM2 poi ha un sistema di esposizione all&#8217;avanguardia, non superato, con automatismo a priorit\u00e0 dei diaframmi, che misura direttamente la luce riflessa dalla pellicola o dalla prima tendina dell&#8217;otturatore durante l&#8217;esposizione stessa. In questo modo pu\u00f2 reagire a variazioni di luminosit\u00e0 durante lo scatto (ad esempio il lampo del flash di un&#8217;altro fotografo) o nelle pose lunghe. Inoltre pu\u00f2 effettuare esposizioni di molti minuti e comandare automaticamente, con una misurazione in tempo reale i flash dedicati. In confronto le concorrenti Canon e Nikon avevano dimensioni e peso doppi e nessuna di queste caratteristiche. Eppure le reflex OM si dimostrarono robuste e versatili e furono adottate da molti professionistsi stanchi delle dimensioni e del peso delle loro reflex.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-15025\" title=\"DSC02327\" alt=\"\" src=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dsc02327.jpg?w=500\" height=\"375\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Guardandole da vicino si vede che la linea esterna delle OM1, 2 e OM-D \u00e8 molto simile, la OM-D \u00e8 chiarmente ispirataalle alle sue antenate. Per\u00f2 le OM1 e 2 (praticamente identich se non per qualche comando diverso) hanno una purezza di line che l OM-D stenta a raggiungere. La sporgenza del pentaprisma, che ricordo alloggia un pentaprisma in vetro che copre il formato della pellicola, cio\u00e8 il &#8220;fullframe&#8221;, \u00e8 minima e raccordata in modo perfetto con il resto del corpo. La OM-D che invece ha un mirino elettronico, costituito cio\u00e8 da un sottile pannello LCD, ha una sporgenza molto pi\u00f9 pronunciata del mirino che interrompe in modo netto il profilo della parte superiore. Sulle OM la slitta per il flash non \u00e8 fissa, ma si pu\u00f2 innestare sul pentaprisma, avvitandola nell&#8217;apposito alloggiamento se se ne ha la necessit\u00e0, mentre sulla OM-D questa \u00e8 fissa aumetando quindi permanntemente l&#8217;altezza della macchina. Anche avvitata la slitta non supera l&#8217;altezza del pentaprisma. Smontando l&#8217;obiettivo \u00e8 possibile infilare il corpo nella tasca di una giacca, un paio di obiettivi in un&#8217;altra ed andare in giro cos\u00ec senza borsa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-15026\" title=\"DSC02329\" alt=\"\" src=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dsc02329.jpg?w=500\" height=\"375\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>La larghezza del corpo macchina \u00e8 di poco superiore a quela della OM-D, che per\u00f2 a differenza delle OM1 e 2 non deve contenere ai lati il caricatore di pellicola ed il rocchetto di avvolgimento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-15027\" title=\"DSC02330\" alt=\"\" src=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dsc02330.jpg?w=500\" height=\"375\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-15028\" title=\"DSC02331\" alt=\"\" src=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dsc02331.jpg?w=500\" height=\"375\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Lo spessore \u00e8 paragonabile, anche se si deve considerare che nella OM-D lo schermo orientabile lo fa aumentare di qualche mm. Solo al centro, in corrispondenza dell&#8217;innesto obiettivi le OM1 e 2 sono pi\u00f9 spesse per consentire il montaggio dell&#8217;obiettivo alla giusta distanza. La sporgenza per\u00f2 \u00e8 realizzata in modo avvolgente attorno al bocchettone per ridurre al minimo le dimensioni e raccordata molto bene con il pentaprisma in modo da farsi notare il meno possibile. Notare anche che attorno a bocchettone \u00e8 inserito il comando dei tempi, per minimizzare gli ingombri e rendelo facilmente accessibile con la mano sinistra che tiene l&#8217;obiettivo. La manopola sulla calota invece comanda la sovra e sotoesposizione, soluzione ripresa da alcune nuove digitali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-15029\" title=\"DSC02344\" alt=\"\" src=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dsc02344.jpg?w=500\" height=\"375\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-15030\" title=\"DSC02346\" alt=\"\" src=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dsc02346.jpg?w=500\" height=\"375\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-15032\" title=\"DSC02341\" alt=\"\" src=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dsc023411.jpg?w=500\" height=\"375\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Guardandole frontalmente senza obiettivo si pu\u00f2 vedere anche quanto \u00e8 pi\u00f9 grande il bocchettone di innesto ottiche e la dimensione del fotogramma<br \/>\nPurtroppo non posso fare vedre la famosa tendina dell&#8217;otturatore dela OM2 disegnata a scacchi bianchi e neri, per avere una riflessione simile alla pellicola, sulla quale a macchina misurava l&#8217;esposizione in tempo reale perch\u00e8 la OM2 non dispone del comando di sollevamento dello specchio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-15033\" title=\"DSC02336\" alt=\"\" src=\"http:\/\/blog.francescophoto.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dsc02336.jpg?w=500\" height=\"375\" width=\"500\" \/><\/p>\n<p>Anche gli obiettivi, pur di alta qualit\u00e0 e luminosit\u00e0, erano piccoli e compatti come si pu\u00f2 vedere con il 28-48 mm f\/4,0 e il 50 mm f\/1,8 ripresi che ovviamente coprono il formato fullframe.<\/p>\n<p>Considerando tutto viene spontaneo chiedersi come mai le reflex di oggi siano cos\u00ec grandi. Se le OM1 e 2 possono alloggiare un pentaprisma di dimensioni &#8220;fullframe&#8221;, uno specchio ribaltabile altrettanto grande e un bocchettone di innesto ottiche adeguato ad obiettivi per fullframe perch\u00e8 invece oggi una reflex fullframe, ma anche una APS, deve essere cos\u00ec tanto grande. Usando lo stesso tipo di elettronica e di batteria della OM-D e aggiungendo un motore per il ribaltamento dello specchio non sarebbe possibile far entratere il tutto nello spazio che una volta occuoava la pellicola? Il sensore \u00e8 pi\u00f9 spesso della pellicola, ma dietro questa c&#8217;\u00e8 il pressapellicola che occupa qualche millimetro quindi anche lo spessore non dovrebbe aumentare. Il motore di messa a fuoco non sarebbe necessario se gli obiettivi fossero dotati di motori ad ultrasuoni ad anello, piccoli, rapidi e silenziosi.<br \/>\nSarebbe bello avere una reflex fullframe delle dimensioni di una OM1. Evidentemente oggi questo non si vuole, i produttori hanno deciso che le reflex sono importanti per il loro ingombro e si vendono a peso: pi\u00f9 sono grandi e pesanti e pi\u00f9 costano. E pensare che in un altro settore ad alta tecnologia succede il contrario: gli ultrabook piccoli e leggeri costano molto di pi\u00f9 dei notebook molto pi\u00f9 grandi e pesanti. Strano vero?<br \/>\nO si deve forse pensare che i progettisti di fotocamere non sono pi\u00f9 bravi come quelli di una volta?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Provando in questi giorni la nuova Olympus OM-D E-M5 che si rifa esplicitamente nell&#8217;estetica e nel nome alla tradizione delle reflex OM, grande successo di Olympus degli anni 70, mi \u00e8 venuta l&#8217;idea di effettuare un confronto fra queste fotocamere di generazione e tecnologia differente. 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